Ultima modifica: 29 dicembre 2016

Antonio Sant’Elia -Architetto Futurista

 

Antonio Sant’Elia

(Como 1888 – Monfalcone 1916)

A cura della prof.ssa  Serena Chirico
Antonio Sant’Elia, nato il 30 aprile 1888 a Como, fu un architetto futurista e volontario durantela Prima Guerra Mondiale. Sin da ragazzo mostrò una naturale predisposizione all’architettura, al disegno e allo sport (in particolare praticò il salto e la corsa).
Al termine degli studi tecnici, si iscrisse alla scuola milanese di “Belle Arti e Mestieri” nel corso di “Costruzioni civili, idrauliche e stradali”, dove nel 1906 con voti alti si diplomò capomastro. Trovò subito impiego tra gli addetti al completamento del Canale Villoresi a Milano. Tre anni dopo decise di iscriversi all’Accademia di Brera, al corso di Architettura. La sua formazione fu indubbiamente influenzata sia dalle lezioni di Prospettiva tenute da Angelo Cattaneo, sia dall’amicizia stretta con lo scultore Girolamo Fontana e con i pittori Mario Chiattone e Carlo Carrà. A Milano frequentò diversi circoli e caffè culturali, come il “Caffè Cova” e il “Campari”, che lo fecero entrare in contatto con i maggiori rappresentanti del movimento futurista, tra cui Umberto Boccioni. Fu un periodo fruttuoso in cui partecipò a numerosi concorsi. Nel 1912 si diplomò in Architettura a Bologna e decise di tornare a Milano per aprire uno studio di architettura e per continuare a collaborare con altri colleghi.

Grazie agli studi approfonditi e alle esperienze maturate, iniziò ad elaborare un proprio progetto di trasformazione degli stili architettonici che privilegiava la funzionalità alla bellezza.Fu sempre più attento ai processi di industrializzazione e quindi all’uso dei nuovi materiali edilizi (cemento armato, ferro, vetro, cartone, fibra tessile, ecc.). Il nuovo ideale di bellezza, che tendeva al gusto del leggero e del pratico, esaltava la macchina e quindi la Scienza.

Nel marzo del 1914 espose, con grande successo, alcuni suoi schizzi in una mostra organizzata dall’Associazione degli Architetti Lombardi. In tale occasione presentò le tavole della “Città Nuova” che comprendeva stazione ferroviaria, aeroporto e centrale elettrica. Sant’Elia, al pari di Marinetti e Boccioni, pose al centro della sua ricerca la città, considerata come spazio privilegiato della modernità. Nella città si incarnava il futuro, la velocità e il movimento. L’architetto comasco prefigurò la città del futuro come una specie di cantiere permanente, che nelle sue linee esteriori ricalca in effetti quella che sarebbe stata la metropoli del futuro: edifici altissimi, ascensori al posto delle scale, vari livelli stradali, con scale mobili velocissime per passare dall’uno all’altro.


Antonio Sant’Elia
Stazione di aeroplani e treni ferroviaria con funicolari e ascensori, 1913. Progetto per città
futurista.

 

 Antonio Sant’Elia
Progetto per città futurista, 1914.

 


La “Casa Moderna”, proposta da Sant’Elia è simile ad una gigantesca macchina da abitare. Ogni spazio viene progettato in relazione alla funzione che deve assolvere. Il concetto di “dinamismo” e l’utilità della “macchina” elaborate da Sant’Elia rientrano, quindi, nei miti del Futurismo. Egli, infatti, affermava:

Sentiamo di non essere più gli uomini delle cattedrali e degli arengari; ma dei grandi alberghi, delle stazioni ferroviarie, delle strade immense, dei porti colossali, dei mercati coperti, delle gallerie luminose, dei rettifili, sventramenti salutari. Noi dobbiamo inventare e fabbricare ex novo la città moderna simile ad un immenso cantiere tumultante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la casa moderna, simile ad una macchina gigantesca. Gli ascensori non debbono rincantucciarsi come vermi solitari nei vani delle scale; ma le scale – divenute inutili – debbono essere abolite, e gli ascensori debbono inerpicarsi come serpenti di ferro e di vetro lungo le facciate. La casa di cemento, di vetro, di ferro, senza pittura e senza scultura, ricca soltanto della bellezza congenita alle sue linee e ai suoi rilievi; straordinariamente brutta nella sua meccanica semplice, alta e larga quanto più è necessario, e non quanto è prescritto dalla legge municipale, deve sorgere sull’orlo di un abisso tumultuante: la strada, la quale non si stenderà più come un soppedaneo al livello delle portinerie, ma si sprofonderà nella terrà per più piani che accoglieranno il traffico metropolitano e saranno congiunti per i transiti necessari, da passerelle metalliche e da tapis roulants.


Antonio Sant’Elia
Studio per la “Città Nuova”, 1914 Pinacoteca dei Musei Civici – Como
Matita e inchiostro su carta, cm.52, 5 x 51,5

Nel mese di luglio dello stesso anno, influenzato dal “Manifesto futurista” scritto da Marinetti nel 1909, pubblicò su un volantino della direzione del Movimento Futurista il “Manifesto dell’architettura futurista”, che sintetizzava le sue idee nei seguenti otto punti.

PROCLAMO:
1. Che l’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza;
2. Che l’architettura futurista non è per questo un’arida combinazione di praticità e di utilità, ma rimane arte, cioè sintesi, espressione;
3. Che le linee oblique e quelle ellittiche sono dinamiche, per la loro stessa natura, hanno una potenza emotiva superiore a quelle delle perpendicolare e delle orizzontali, e che non vi può essere un’architettura dinamicamente integratrice all’infuori di esse;
4. Che la decorazione, come qualche cosa di sovrapposto all’architettura, è un assurdo, e che soltanto dall’uso e dalla disposizione originale del materiale greggio o nudo o violentemente colorato, dipende il valore decorativo dell’architettura futurista;
5. Che, come gli antichi trassero ispirazione dell’arte dagli elementi della natura, noi – materialmente e spiritualmente artificiali – dobbiamo trovare quell’ispirazione negli elementi del nuovissimo mondo meccanico che abbiamo creato, di cui l’architettura deve essere la più bella espressione, la sintesi più completa, l’integrazione artistica più efficace;
6. L’architettura come arte delle forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è finita;
7. Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito;
8. Da un’architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell’architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città. Questo costante rinnovamento dell’ambiente architettonico contribuirà alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le Parole in libertà, il Dinamismo plastico, la Musica senza quadratura e l’Arte dei rumori, e pel quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista.

Nel luglio del 1915 l’Italia decide il proprio intervento nel conflitto mondiale e Sant’Elia, condividendo le idee dei futuristi, scelse di arruolarsi come volontario insieme a Boccioni e Marinetti.

Nei primi mesi del 1916 venne incaricato dal comandante del battaglione di disegnare il cimitero della Brigata Arezzo, a Monfalcone, con tombe disposte in fila e allineate secondo la gerarchia militare. Il 10 ottobre, in testa al plotone, durante un’azione d’assalto morì colpito in fronte da una pallottola di mitragliatrice. I suoi resti furono traslati a Como nel 1921.

La morte prematura impedì a Sant’Elia sia di concretizzare le idee esposte nei suoi manifesti sia di tradurre in costruzioni i suoi disegni. Le uniche opere realizzate sono la villa Elisi a San Maurizio sopra Como nel 1911 (in collaborazione con lo scultore Girolamo Fontana) e il monumento ai caduti realizzato da Giuseppe e Attilio Terragni, dal 1931 al 1933 sempre a Como (sulla base di un suo disegno del 1914).


Antonio Sant’Elia e Girolamo Fontana, 1911
“Villa Elisi” – San Maurizio sopra Como

 Giuseppe e Attilio Terragni, 1931-1933
sulla base di un disegno di Sant’Elia del 1914
“Monumento ai caduti” – Como

Una notevole quantità di disegni prodotti negli anni 1913-14 (ville, torri, ponti, fari, officine,stazioni, ecc.) raccolti ed esposti a Como nel museo a lui intitolato, danno comunque corpo, in assenza di architetture realizzate, alla sua ideale visione della città.

Sant’Elia, per le sue dichiarazioni teoriche e i disegni prodotti, rimane tra le figure di rilievo dell’Architettura futurista.

A Brindisi, il quartiere che porta il suo nome è nato nella seconda metà del Novecento, quando fu avviato un processo di ricostruzione e industrializzazione post-bellico. L’area comprende un settore periferico del territorio cittadino, caratterizzato dalla presenza delle abitazioni popolari, costruite in virtù della Legge 167 del 1992. A partire dal 1966, infatti, il Comune di Brindisi espropriò a diverse famiglie (Fischetto, De Leo, Colucci, Guadalupi, Briganti, Rodio, Baglivo, Carella, Marinazzo, Savino, Piliego, ecc.) i suoli di proprietà siti nel quartiere Sant’Elia e precisamente in località “Sant’Elia Schiavone – Ficatorta, a sinistra della S.S. N° 7 – Appia – procedendo verso Taranto ed a Sud della strada di Circonvallazione Bari – Lecce”. La localizzazione verso l’interno ha contribuito per diversi anni all’emarginazione dell’area che oggi, grazie alla presenza di agenzie educative, centri sportivi e centri commerciali, sta rivelando la propria vocazione.
Infine, la sua toponomastica è dedicata a grandi artisti italiani, quali: Leonardo Da Vinci,Tiziano, Michelangelo Merisi Caravaggio, Raffaello Sanzio, Andrea Mantegna, Tintoretto, Benvenuto Cellini, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Filippo de Pisis, Mario Sironi, Amedeo Modigliani, Giovanni Boldini, Armando Spadini, Gino Severini, Emilio Gola, Felice Casorati, Pelizza Da Volpedo, Antonio Ligabue, Guglielmo Ciardi, Arturo Martini, Attanasio Soldati, Giacomo Favretto, Lorenzo Viani, Daniele Ranzoni, Enrico Prampolini, Osvaldo Licini, ecc.


SITOGRAFIA

http://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-sant-elia/

http://www.itinerarigrandeguerra.it/code/35393/Antonio-Sant-Elia

http://www.istitutocalvino.it/studenti/siti/santelia/bio.htm

http://www.archivioflaviobeninati.com/2013/08/antonio-santelia/

http://www.antoniosantelia.org/pages/esposizioni

http://mariodevitadesignallievo.blogspot.it/p/concept.html

http://www.senzacolonnenews.it/storia-locale/item/10261-100-anni-fa-moriva-antonio-sant%E2%80%99eliaarchitetto-a-brindisi,-il-quartiere-col-suo-nome.html

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BIBLIOGRAFIA

– PIERLUIGI DE VECCHI, ELDA CERCHIARI, Arte nel tempo: dal Postimpressionismo al Postmoderno,
Bompiani, Milano 2001;

– DONATO CAIULO, Storia e progetto della riqualificazione urbana. Strategie future per Brindisi,
Schena Editore, Fasano 2000;
– ITC “G. MARCONI – BRINDISI”, I quartieri di Brindisi: una realtà tutta da scoprire A.S. 1993/94;

– ANGELO DE CASTRO, GIACOMO CARITO, Le masserie dell’agro di Brindisi dal latifondo alla Riforma,
Edizione Amici della “A. De Leo” Brindisi, Tiemme, Manduria 1999.

FONTI ARCHIVISTICHE

– Archivio di Stato di Brindisi, Fondo “Genio Civile”, II versamento, classe VI, buste 126, 138-141.

MOSTRE RECENTI

– La città nuova. Oltre Sant’Elia, a Villa Olmo e in Pinacoteca civica – Como, 24 marzo – 14 luglio 2013;

– Allievi e Maestri. Artisti della Scuola Castellini, “Fondazione Castellini. Arti e Mestieri” – Como, 14 ottobre 2016;

– Antonio Sant’Elia (1888-1916), Triennale di Milano – Milano, 25 novembre 2016 – 8 gennaio 2017;

– La continuità nella storia. Mostra fotografica in occasione del Centenario della morte di Antonio
Sant’Elia, a Villa Sironi – Oggiano, 22 – 23 ottobre 2016;

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