Ultima modifica: 25 novembre 2017

Conferenza “I volti della violenza”.

Martedì 21 novembre, alle ore 17.00, l’Aula Magna della Scuola Secondaria di I grado di via Mantegna 23, nel quartiere Sant’Elia, ha ospitato la conferenza, aperta alla cittadinanza, I volti della violenza.

L’evento, fortemente voluto dalla prof.ssa Lucia Portolano, Dirigente dell’IC Sant’Elia–Commenda di Brindisi, allo scopo di informare e sensibilizzare la collettività sulle tematiche della violenza domestica e della violenza assistita, si ascrive tra le numerose iniziative realizzate in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, celebrata in tutto il mondo il 25 novembre. 

Alla conferenza, organizzata con il patrocinio della Fondazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS) e dell’Associazione EMDR Italia, specializzata nel trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress traumatico, sono intervenuti il dott. Antonio De Donno, procuratore della Repubblica di Brindisi, il dott. Alessandro Taurino, docente di Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Bari, la dott.ssa Barbara Palaia, Psicologa e Psicoterapeuta e il dott. Roberto Comunale, Operatore del Centro Crisalide e Referente CSMAI di Puglia e Basilicata.

“Grandi personalità e professionalità- ha affermato la Dirigente nell’introdurre i lavori- riuniti attorno ad un tavolo per offrire uno sguardo multiforme su un fenomeno estremamente complesso-. Moderatrice dell’incontro è stata la giornalista Lucia Portolano, Direttore di Brindisi Oggi.

Violenza fisicapsicologicaeconomica sono forme diverse di quello che è la violenza domestica, un fenomeno vasto e diffuso, ma ancora sottovalutato e sottostimato, che in Italia vede coinvolta una donna su tre nel corso della propria vita, attraversando tutte le fasce sociali e d’età, da nord a sud della penisola.

È impressionante pensare che la casa, il luogo che dovrebbe proteggerci e farci sentire al sicuro, è lo scenario in cui si consuma l’80% dei casi di violenza.

La cronaca attuale mostra, infatti, come la violenza, in particolare la violenza di genere, stia sempre più assumendo le caratteristiche di fenomeni intrafamiliari, che spesso restano anche segreti o poco visibili. Vittime principali le donne ma anche i bambini, spesso testimoni inosservati.

Il Centro Crisalide, unico servizio pubblico in tutto il territorio e attivo dal 1999, segue oggi 77 donne vittime di violenza. Il dott. Comunale ha parlato del modo in cui queste donne sono arrivate al centro, delle tipologie di violenza subite, soffermandosi, in particolar modo, su quelle psicologiche verbali. Le vittime giungono al centro inviate dai servizi sociali e il primo autore di maltrattamenti è proprio il coniuge. Ciò che manca, però, sono le segnalazioni al pronto soccorso da parte di medici e pediatri. “Si tratta di un paradigma autocostruito- sostiene il referente del CAV che, in chiusura del suo intervento, ha sottolineato il ruolo fondamentale della scuola, -luogo dove si fa cultura, si affrontano i problemi e si cresce per quanto sia oneroso fare i conti con ciò che ci circonda”.

La violenza domestica è una tipologia di maltrattamento che coinvolge tutti i membri della famiglia: “l’atto” violento ha ripercussioni non solo sulla coppia all’interno della quale si verifica la relazione violenta, ma su tutto il nucleo familiare. Ecco perché accanto alla violenza domestica si parlerà di violenza assistita. Numerosi studi dimostrano che l’assistere alla violenza domestica possa compromettere lo sviluppo del bambino. In situazioni familiari violente i bambini possono anche apprendere che l’uso della violenza è normale nelle relazioni affettive; di conseguenza, potrebbero imparare il disprezzo per le donne e per le persone viste come più deboli, sviluppando modalità aggressive e centrate sull’esercizio del potere nella relazione.

Chi è l’uomo violento? A questa domanda ha cercato di rispondere la seconda relatrice della serata, la dott.ssa Palaia, affermando che il fulcro della violenza è proprio il potere e costruendo un identikit dell’uomo violento: un soggetto che ha bisogno di esercitare il controllo, che nega le responsabilità, che, probabilmente, è stato a sua volta vittima di maltrattamenti da piccolo e soprattutto che non cambia. La psicologa sostiene che non sia un’antitesi occuparsi delle vittime e nel contempo del trattamento degli uomini violenti tuttavia ha aggiunto che è difficile trattare con loro. Questi uomini possono rivelarsi violenti solo in famiglia o essere completamente asociali ma ciò che li accomuna è il negare sempre tutto. Malgrado queste parole la dottoressa ha concluso la sua relazione proponendo al pubblico un video che infonde una timida speranza, l’evoluzione di un uomo finalmente consapevole dei suoi errori, che si assume le sue responsabilità e che è, dunque, pronto a cambiare.

Il prof. Taurino, psicologo clinico, ha focalizzato l’attenzione su un concetto fondamentale: la violenza di genere è un fenomeno culturale e relazionale che si combatte con l’educazione al rispetto, alla reciprocità, alle differenze.

Il suo intervento ha spostato nuovamente la riflessione sulle vittime attraverso alcune domande chiave: perché la donna non si sottrae ad una relazione malata? Perché tende a giustificare il suo compagno violento? Perché non denuncia? Le risposte sono da ricercarsi in una paura pervasiva che toglie alle donne la lucida visione della realtà, nei problemi di dipendenza affettiva di certe donne “che amano troppo” e ancora nella teoria dell’attaccamento insicuro. Tutto ciò comporta un blocco della vita delle vittime mentre il ciclo della violenza va avanti.

La raccomandazione finale è quella di andare oltre le dinamiche del senso comune e di abbattere alcuni pericolosi stereotipi che, anche se in maniera non manifesta, alimentano oggi il fenomeno della violenza di genere.

Ultimo ad intervenire, il dott. De Donno ha fatto il punto sulla legge sul femminicidio a quattro anni dalla sua applicazione.

Il procuratore ha affermato che la giustizia ben poco può fare nei confronti di questo fenomeno poiché entra in gioco quando già la violenza è stata commessa. Difficile tutelare le vittime e difficile punire adeguatamente chi compie atti persecutori di vario genere. È una battaglia che va, a suo avviso, combattuta e vinta sul campo della cultura.

“I cambiamenti sociali, il progresso, la globalizzazione hanno portato- sostiene il dott. De Donno- alla destrutturazione dell’uomo”. La perdita di valori, di punti di riferimento all’interno della famiglia hanno disorientato l’uomo spingendolo a riaffermare se stesso nel modo sbagliato. Non più l’eroe antico, marito e padre, che protegge quanto ha di più sacro e prezioso, ma individuo non rispettoso della libertà, della dignità, della vita di chi gli sta accanto. 

 La serata è stata impreziosita da alcuni monologhi teatrali curati dal regista Mino Profico, da quello di Lella Costa, recitato in apertura da Maria Meerovich a quello di Gaber, alle parole finali tratte dal discorso del Presidente del Senato Pietro Grasso conto il femminicidio e recitate dallo stesso regista salentino. 

Nel congedare e ringraziare il pubblico intervenuto la Dirigente prof.ssa Lucia Portolano ha sottolineato l’importanza di investire sul futuro con una scuola che educhi alla parità di genere. Perché se la violenza è un segno, e come tale va analizzato nelle sue complesse implicazioni sociali, economiche e politiche, non bisogna trascurare l’aspetto educativo. Stereotipi, giustificazioni, qualunquismo possono essere contrastati con l’educazione all’affettività, alla sessualità, alla tolleranza, all’inclusione, alla non violenza. Occorre insegnare che le relazioni umane, e a maggior ragione quelle relative a un contesto di intimità familiare, si fondano sull’empatia, sul rispetto reciproco, sullo scambio costruttivo di esperienze e opinioni.

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